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Aspetti geografici degli insediamentiEdit

Aspetti geopolitici e organizzazione spaziale degli insediamentiEdit

Nascita di un insediamentoEdit

La procedura che porta alla nascita di un insediamento inizia con la richiesta formale al Comitato Congiunto per gli Insediamenti del Governo Israeliano e dell’Organizzazione Sionista Mondiale (d’ora in avanti: Comitato Ministeriale per gli Insediamenti), formato da vari ministri scelti fra i ministeri più importanti e da membri dell’esecutivo dell’OSM.

Questo comitato si occupa di garantire l’approvazione formale del progetto, e ha la responsabilità di stabilire la posizione geografica dell’insediamento, la sua natura (vedi il capitolo “varie tipologie di insediamento”) le sue dimensioni sul territorio, l’ammontare della sua popolazione, l’ente ufficiale che sarà responsabile della costruzione dell’insediamento e così via.

In alcuni casi il Comitato Ministeriale per gli Insediamenti ha fornito approvazioni retroattive per insediamenti realizzati illegalmente dal Gush Emunim.

Dal 1996 tuttavia ogni decisione presa dal Comitato Ministeriale per gli Insediamenti deve essere approvata dal governo, per via dell’allora delicato equilibrio nell’ambito delle relazioni israelo- americane.

Dopo che la richiesta è stata accettata, il Comitato Ministeriale per gli Insediamenti decide se affidare i lavori al Ministero per la Costruzione e l’Edilizia o alla Divisione per gli Insediamenti dell’OSM, sulla base di considerazioni come il ritmo di attuazione, la disponibilità di fonti e il tipo di insediamento. Designato uno dei due corpi, il passo successivo consiste nell’ottenere dal Custode per le Proprietà Abbandonate e di Governo di Giudea e Samaria il permesso di progettare e costruire sul terreno in cui si è deciso di stabilire l’insediamento.

Il Custode sottostà all’Amministrazione delle Terre di Israele, e sempre dal 1996 ogni sua decisione deve essere rattificata dal Ministero della Difesa. Ottenuti i relativi permessi dal Custode, l’ente nominato dal Comitato Ministeriale per gli Insediamenti si occupa di trovare le società di costruzione che si occuperanno della realizzazione dell’insediamento, che otterranno lo status di “società autorizzata” una volta che il Ministero per la Costruzione e l’Edilizia o la Divisione per gli Insediamenti dell’OSM avranno ottenuto dal Comitato Supremo per la Pianificazione dell’Amministrazione Civile l’approvazione di un progetto preliminare, così da poter emettere le relative licenze e permessi di costruzione.

La Divisione per gli Insediamenti dell’Organizzazione Sionista Mondiale si occupa soprattutto di stabilire piccoli insediamenti, basati sul modello delle “comunità collettive”o sul modello delle “comunità cooperative”. Questi insediamenti, una volta costruiti, vengono gestiti da associazioni cooperative create appositamente, che hanno, fra l’altro, la facoltà di accettare o respingere nuovi membri dell’insediamento. Queste associazioni sono in genere subordinate ad un “movimento di insediamento”, come l’ala del Gush Emunim Amana, o l’Unione Agricola, Betar, l’Unione dei Moshavim di Po’alei Agudat Yisrael, e altri ancora .

Il Ministero per la Costruzione e l’Edilizia si divide in Autorità per le Costruzioni Rurali, fondata nel 1968 e responsabile delle comunità non urbane dentro e fuori Israele, e nei dipartimenti per la costruzione urbana dei vari distretti ministeriali. Questi dipartimenti si occupano della costruzione degli insediamenti più grandi, che hanno di solito lo status di municipalità indipendenti. Questi insediamenti restano sotto il controllo del Ministero per l’Edilizia, attraverso un’equipe ministeriale o attraverso l’istituzione di un comitato locale non legato a movimenti di insediamento.

Questa procedura non sempre è seguita scrupolosamente. Spesso si saltano passaggi, o si agisce retroattivamente per “abilitare” insediamenti illegali o per trasformare avamposti militari in insediamenti civili.

Le varie tipologie di insediamentoEdit

Gli insediamenti in Cisgiordania si differenziano in 4 categorie, secondo un criterio di struttura sociale: comunità cooperative, comunità collettive, insediamenti rurali e insediamenti rurali,

Comunità CooperativeEdit

Sono divise in tre modelli: kibbutz, moshav e moshav associativo. La caratteristica principale di questi insediamenti è la loro natura prevalentemente agricola, anche se dopo gli anni ’80 alcuni di essi si sono convertiti all’industria o al turismo. La loro struttura è influenzata in primo luogo dalla struttura sociale, e in maniera minore dalle caratteristiche topografiche del luogo (sorgono prevalentemente in aree pianeg-gianti, favorevoli all’agricoltura). Altre caratteristiche minori sono il livello di uguaglianza fra i compo-nenti della comunità (il terreno è diviso in maniera egualitaria fra i membri) e le quote di proprietà (terreni adiacenti alle abitazioni). Questo tipo di insediamento era molto apprezzato dai governi laburisti; infatti, la maggior parte di essi sono stati costruiti negli anni ’70, soprattutto nelle “aree Alon”. Attualmente in Cisgiordania sono presenti nove kibbutz, tredici moshav e nove moshav associativi .

Comunità CollettiveEdit

Le comunità collettive sorgono prevalentemente in zone montuose, perciò la loro forma geometrica e la loro organizzazione spaziale sono fortemente influenzate dai limiti presentati dal territorio. Sono costruite prevalentemente intorno a vette. Generalmente nel punto più alto si trova il centro amministrativo e sociale dell’insediamento, al di sotto del quale si situano, in cerchi concentrici posti in corrispondenza delle curve di livello, le abitazioni dei coloni, di solito monofamiliari. Gli appezzamenti di terra sono tutti uguali, corrispondenti a 1/8 di acro. La forma legale di questo tipo di insediamento è un’associazione cooperativa iscritta nel Registro delle Associazioni, gestita da un assemblea generale e comprendente fra le 100 e le 200 famiglie. Le comunità collettive sono state fondate dall’ala Amana del movimento Gush Emunim, e come tali hanno un forte meccanismo selettivo al loro interno, attraverso il quale vengono accettati i nuovi membri della comunità, facenti parte in generale del ceto medio, e con attività lavorativa nei vicini centri. Attualmente sono presenti 66 insediamenti di questo tipo, concentrati nella fascia montuosa centrale e nei dintorni di Gerusalemme.

Insediamenti rurali e urbaniEdit

Si definisce insediamento urbano un insediamento avente più di 2000 residenti (e di conseguenza rurale un insediamento avente meno di 2000 residenti), che non sottostà ad alcuna associazione o sistema di finanziamento cooperativo, e che al suo interno non ha meccanismi di selezione, per cui si ha un’eterogeneità maggiore nei suoi componenti, anche se queste differenze sociali, religiose o di provenienza si assottigliano vieppiù l’insediamento è piccolo.

Gli insediamenti urbani sono nati con lo scopo di causare un rapido cambiamento demografico nella regione dove sorgono (soprattutto Gerusalemme Est), o per favorire una futura annessione a Israele, o per fungere da centri regionali di servizio per altri insediamenti minori. Sono composti in generale da villette a schiera o da condomini con più appartamenti, e la loro forma è fortemente influenzata dai vincoli di proprietà della terra e dalla morfologia del terreno.

Gli insediamenti rurali sono tipici dell’area delle Colline Occidentali, e fungono da sobborgo di Tel Aviv. Essi sono stati costruiti soprattutto da ditte private in risposta alla pressione del mercato immobiliare per cui la loro struttura, originariamente chiusa e concentrica, è cambiata e presenta un aspetto molto diversificato e variabile a seconda della superficie, che in generale è limitata, della disponibilità di terreni e delle coltivazioni intensive palestinesi presenti in quell’area della Cisgiordania. Le unità abitative sono accompagnate da lotti di terreno attigui, la cui dimensione dipende molto dall’atteggiamento speculativo del mercato immobiliare privato.

Al momento ci sono dodici insediamenti definiti dal Central Bureau of Statistics come rurali, e tredici definiti rbani, più altri dodici insediamenti compresi nella municipalità di Gerusalemme.

Espropriazione della terraEdit

La confisca di terra in Cisgiordania è alla base del meccanismo di creazione degli insediamenti; essi, infatti, vengono costruiti esclusivamente su territorio registrato come “terra di stato”. Israele ha istituito tre diverse procedure burocratiche complementari, il cui obiettivo è appunto quello di dichiarare territorio palestinese come “terra di stato”.

Queste tre procedure sono:

• confisca di terre per esigenze militari; • dichiarazione della terra come Terra di Stato o come Proprietà Abbandonata; • confisca di terre per esigenze pubbliche.

Confisca di terre per esigenze militariEdit

Secondo il diritto internazionale, una forza occupante è tenuta a proteggere le proprietà dei residenti dell’area occupata e non è autorizzata a distruggerle o espropriarle. Tuttavia può impossessarsene temporaneamente, allo scopo di sistemarvi le proprie unità amministrative o le proprie forze militari. In questo caso però la forza occupante non acquisisce nessun diritto sulla proprietà, per cui non è autorizzata a venderla.

Fra il 1968 e il 1979, basandosi su questa possibilità, l’esercito israeliano ha preso possesso di 47.000 dunam (1 dunam = ¼ di acro) sostenendo di avere “essenziali ed urgenti esigenze militari” (questa è la motivazione standard che lo Stato ha adottato in quel periodo per giustificare la requisizione di proprietà private palestinesi). Essendo queste proprietà requisite per esigenze militari, normalmente venivano utilizzate per impiantarvi avamposti provvisori (come da diritto internazionale), ma molto spesso accanto ad essi venivano costruiti veri e propri insediamenti civili, che si sono trasformati successivamente in insediamenti permanenti, come per esempio Bet El, Alon Shvut, Migdal Oz e altri.

In molti casi i palestinesi vittime di questo tipo di politica hanno fatto ricorso, attraverso petizioni che denunciavano l'illegalità, sotto il profilo del diritto internazionale, di queste procedure, alla Corte Suprema di Giustizia che regolarmente le ha respinte, sposando le tesi del governo secondo cui la presenza di civili ebrei aveva funzioni militari di difesa, in quanto la loro presenza permetteva di sorvegliare più facilmente il territorio, e segnalare ogni movimento per quanto riguarda il terrorismo .

Con l'affermazione del Likud e dell'estrema destra religiosa del Gush Emunim, questo sistema viene abbandonato, poiché secondo la visione di quei partiti gli insediamenti non potevano essere considerati temporanei, ma dovevano essere considerati a tutti gli effetti come permanenti. Emblematico è il caso dell'insediamento di Elon Moreh, che fu osteggiato sia dai palestinesi, ai quali era stata sottratta la terra, sia dai coloni (legati al Gush Emunim) che avrebbero dovuto abitare in quell'insediamento. Il problema era che il Gush Emunim non accettava il fatto che l'insediamento di Elon Moreh fosse creato solamente per motivi di tipo militare o strategico, poiché questo comportava la natura temporanea e sostituibile dell'insediamento, che entrava quindi in contraddizione con gli ideali dell'associazione religiosa, che vedeva gli insediamenti come un ritorno definitivo e perenne nella Terra Santa. Inoltre venne provato che l'insediamento non contribuiva alla sicurezza di Israele. Da qui la decisione della Corte Suprema di accettare la petizione e di ordinare la restituzione delle terre ai proprietari.

Questa decisione non segnò la fine della confisca di terreni, determinò semplicemente un cambiamento di strategia. Infatti, l'insediamento di Elon Moerh non si realizzò là dove era stato inizialmente progettato, ma si cercò un altro luogo dove insediarlo (esso esiste tutt'oggi e conta 1.212 residenti, vedi allegato D).

Lo strumento di confisca di terreni per esigenze militari viene reintrodotto nel 1994, quando lo stato promuove la costruzione di nuove strade ad esclusivo uso dell'esercito o dei coloni, le così dette bypass road, conseguenza degli Accordi di Oslo, che prevedevano un ridispiegamento dell'esercito nella Cisgiordania (vedi l'introduzione storica). Le bypass road hanno lo scopo, dichiarato ufficialmente dal Ministero della Difesa, di facilitare gli spostamenti nei territori occupati: devono permettere ai coloni israeliani di viaggiare senza passare attraverso centri abitati palestinesi, di raggiungere la madre patria il più rapidamente possibile, mantenere una struttura di vita interna fra i vari insediamenti, isolata dal mondo arabo e impedire ai palestinesi di passare in mezzo agli insediamenti.

Lo State Comptroller stima che tra il 1994 e il 1996 siano stati espropriati 4.386 dunam destinati alla costruzione di queste strade. Inoltre lo scoppio del Intifada Al-Aqsa ha causato un nuovo investimento nelle bypass road, per sostituire le strade che non risultavano più sicure.

Dichiarazione della terra come Terra di StatoEdit

Dopo che con il caso Elon Moreh l'efficienza del metodo di confisca di terre per esigenze militari era diminuita, i coloni e i partiti di destra fanno pressione sul governo affinché vengano trovate alternative. Si passa così al metodo che consiste nel dichiarare la terra “Terra di Stato”. Ciò risulta possibile attraverso una manipolazione della Legge Ottomana sulla Terra (risalente al 1858) che sfocia nella Lands Law 5729-1969, che ha permesso di annettere circa il 40% del territorio della Cisgiordania.

Le basi giuridiche di questa procedura risiedono ancora una volta nei trattati internazionali, ed in particolare negli articoli 43 e 55 dei Regolamenti del L’Aja del 1907 . Il primo articolo recita: «L'autorità del potere legale essendo passata, di fatto, nelle mani dell'occupante, questi prenderà tutte le misure che dipendano da lui per ristabilire ed assicurare, quanto è possibile, l'ordine pubblico e la vita pubblica, rispettando, salvo impedimento assoluto, le leggi vigenti nel paese». (enfasi aggiunta) mentre il secondo:

«Lo Stato occupante non si considererà se non come amministratore e usufruttuario degli edifizi pubblici, immobili, foreste ed aziende agricole appartenenti allo Stato nemico e che si trovano nel paese occupato. Egli dovrà conservare l'effettivo di tali proprietà ed amministrarle in conformità delle regole che concernono l'usufrutto». (enfasi aggiunta) In base al secondo articolo, Israele ha ritenuto che fondare insediamenti fosse un atto legittimo in quanto in questo modo poteva meglio sfruttare, e nello stesso tempo mantenere, le proprietà dello stato occupato. Per quanto riguarda l'articolo 43, esso stabilisce che lo stato occupante deve ristabilire l'ordine pubblico basandosi sulle leggi preesistenti in quel territorio. Nel caso della Cisgiordania questa legge era la Legge Ottomana sulla Terra.

Legge Ottomana sulla TerraEdit

La legge ottomana identifica cinque tipi diversi di proprietà terrierie:

  • mulk: terre completamente private,presenti soprattutto nelle metropoli. In Cisgiordania la percentuale di questo tipo di possedimenti è trascurabile;
  • waqf: questa tipologia di terre è suddivisa in due sotto categorie: terre destinate ad attività religiose o culturali e terre destinate ad altri usi, protette dalla confisca dalle leggi dell'Islam;
  • miri: terreni vicino agli insediamenti, adatti ad essere coltivati. Ci si può assicurare la proprietà di questi terreni lavorandoli per 10 anni consecutivi. Se per tre anni si fallisce nella gestione di queste terre (cioè se rimangono incolte per esempio a causa del servizio militare, o della messa a maggese dei campi), esse vengono dichiarate makhlul e sono confiscate dallo stato, per essere ridate a terzi. Lo scopo di questa legge era di favorire la produzione agricola, così da avere più beni da tassare ;
  • mawat è terreno che si trova a circa mezz'ora a piedi dagli insediamenti, ovvero dove i rumori più forti prodotti da un essere umano nel villaggio più vicino non sono udibili. Questo terreno dovrebbe rimanere deserto, e lo stato è responsabile della sorveglianza di queste aree affinché non vi si instauri alcuna attività illegale;
  • matruka terra destinata all'uso pubblico, che funge generalmente da pascolo o cimitero nel caso di villaggi e nel caso di uno stato da terreno dove costruire strade piuttosto che altre infrastrutture di pubblica utilità.

Inoltre in Palestina esiste, oramai solo a livello consuetudinario, un altro tipo di terra, chiamata musha'a. Essa consiste in un appezzamento appartenente ad un villaggio e alla comunità che ivi vive, che viene suddiviso in parti uguali fra le famiglie, che hanno il compito di gestirlo per un periodo prestabilito, alla fine del quale si procede ad una redistribuzione delle terre.

Applicazione della Legge Ottomana sulla TerraEdit

Il meccanismo che porta a dichiarare un terreno come Terra di Stato si basa sull'Ordine n. 59 del 1967 sulle Proprietà di Governo in Giudea e Samaria. In base a questo ordine Israele è entrato in possesso di 687.000 dunam (13% del territorio palestinese), che precedentemente erano registrate a nome del Governo Giordano, o che erano appartenute ad ebrei prima del 1948. Dal 1979 (dopo il caso Elon Moreh) il Custode per le Proprietà di Governo inizia un monitoraggio sistematico di tutta la Cisgiordania, attraverso la mappatura fotografica e attraverso indagini negli archivi giordani, per identificare le terre che, secondo la Legge Ottomana, cadevano sotto l'amministrazione dello stato.

Si cercava quindi di identificare le terre miri rimaste incolte per tre anni, oppure che non erano ancora state coltivate per dieci anni consecutivi (e che quindi si erano trasformate in terre makhlul) e di identificare le terre mawat.

Da questa indagine emerse che circa un milione e mezzo di dunam (26% dei territori) era riconducibile ad una di queste tre tipologie di terreno, per cui atte ad essere dichiarato Terra di Stato, in quanto sottostante all'amministrazione dello Stato, secondo l'articolo 43 citato precedentemente.

Una volta individuate queste aree, e riconosciute dalla Procura di Stato, il Custode iniziava la procedura, inviando i relativi dossier all'ufficio distrettuale responsabile di quell'area. A questo punto i rappresentanti del Custode convocavano i mukhtar dei villaggi adiacenti all'area interessata dalla dichiarazione di “Terra di Stato”, mostrandogli i territori che si intendeva portare sotto il controllo dello stato israeliano, e affidando loro il compito di informare i diretti interessati della procedura in atto. Una volta pronunciata la dichiarazione secondo la quale i terreni in oggetto venivano confiscati dal Custode per conto dello stato, i palestinesi che ritenevano di venir danneggiati da tale provvedimento avevano quarantacinque giorni per presentare ricorso al comitato militare di appello.

In questo modo, fra il 1980 e il1984 vengono sequestrati 800.000 dunam. Dopo questa data, complici anche i cambiamenti di governo (vedi capitolo introduttivo), le procedure di dichiarazioni della terra come Terra di Stato diminuiscono sensibilmente, anche a causa dell'enorme riserva di terre che si era venuta a creare con l'istituzione degli insediamenti.

Proprietà abbandonateEdit

Ogni terra abbandonata prima, durante e dopo il 1967 viene considerata “Terra abbandonata” e affidata al Custode dal comandante dell'IDF in quella regione, in conformità all'Ordine sulle Proprietà Abbandonate.

Inoltre vengono considerati “terra abbandonata” i terreni i cui proprietari siano sconosciuti oppure residenti all'estero, e anche quelle proprietà erroneamente ritenute, in buona fede, come abbandonate.

Per legge il Custode delle Proprietà Abbandonate (che coincide con il Custode delle Proprietà di Governo) è tenuto a preservare il terreno in attesa del ritorno del legittimo proprietario, al quale dovrà ridare tutti i ricavi derivati dall'utilizzo di quel terreno; d'altra parte Israele impedisce il ritorno dei profughi del 1967. Essendo il Custode delle Terre Abbandonate anche il custode delle Terre di Governo, può dichiarare una proprietà abbandonata come “terra di stato” nel caso in cui non sia dimostrato, secondo la legge Ottomana sulla Terra, il legame fra il presunto proprietario e il terreno. In questo modo è stato possibile registrare circa 430.000 dunam di terra e 11.000 edifici come proprietà abbandonate.

Espropriazione per bisogni pubbliciEdit

Secondo la Legge Ottomana sulla Terra lo stato può espropriare terre per esigenze pubbliche. La procedura prevede la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale delle intenzioni dell’ente che intende espropriare un terreno, di modo da permettere al proprietario un eventuale ricorso entro quindici giorni. Se questo non avviene, il Consiglio Ministeriale valuta se il progetto dell’ente pubblico sia veramente di interesse pubblico e, in caso affermativo, un’eventuale decisione deve essere approvata dal re ed essere pubblicata sulla gazzetta ufficiale. L’ufficio di registrazione della terra ha la responsabilità di informare il diretto interessato (cioè il proprietario dei terreni) della decisione presa, mentre l’ente che avvia i lavori deve pattuire con il proprietario il relativo compenso per l’acquisto delle proprietà. Eventualmente si può procedere ad un'espropriazione immediata nei casi di pressante necessità, come previsto dall’articolo 12 della legge giordana.

Israele ha emendato, per mezzo di ordini militari, questa legge per due volte. La prima, risalente al 1969, trasferiva l’autorità del Consiglio Ministeriale e del re ad un “organismo autorizzato” per conto del comandante della regione. Inoltre aboliva l’obbligo di informare il proprietario delle terre e di pubblicare la decisione sulla gazzetta ufficiale, oltre a trasferire l’organo legale che si occupava degli appelli dalla corte locale al Comitato Militare d’Appello. In sostanza la legge rimaneva pressoché la stessa, veniva semplicemente traslata, con qualche modifica, nel sistema statale israeliano.

Questa procedura è rimasta in vigore fino al 1981, quando un appello alla corte suprema di alcuni palestinesi che erano venuti a conoscenza della decisione di espropriare le loro terre solo dopo che erano iniziati i lavori ha fatto sì che si emanasse un secondo emendamento, che “ripristinava”, per così dire, l’obbligo per l’”organismo autorizzato” di rendere note al proprietario della terra le proprie intenzioni.

Da notare che molto spesso lo Stato di Israele si è servito dell’articolo 12 che, oltre a evitare l’ostacolo dell’accondiscendenza o meno del proprietario della terra, inibisce la possibilità per la Corte Suprema di intervenire.

Essendo questa legge riferita esclusivamente ai casi in cui si agisce soltanto per questioni di utilità pubblica, Israele non si è servito di questo strumento giuridico per espropriare terre da destinare alla costruzione di insediamenti (tranne in un caso, dove sono stati espropriati in questo modo 30.000 dunam sui quali è sorto successivamente l’insediamento di Ma’ale Adummim).

L’applicazione principale di questa legge è stata quella di favorire la costruzione di un’ampia rete stradale, la cui funzione era quella di collegare gli insediamenti fra di loro e con la madre patria.

La motivazione spesso accettata dalla Corte Suprema come giustificazione da parte dello stato, per esempio, dell’accerchiamento di interi villaggi palestinesi con le bypass road è quella secondo cui queste strade favorirebbero anche la mobilità della popolazione palestinese. Questa argomentazione si è rivelata falsa, come si vedrà nel prossimo capitolo, poiché i diversi regimi di percorribilità delle strade hanno limitato di molto la mobilità dei palestinesi.

Analisi della situazione geografica della CisgiordaniaEdit

PremessaEdit

In questo capitolo si prenderanno in esame le carte geografiche della Palestina allegate. Per facilitare l’esposizione dei concetti, è opportuno suddividere il territorio in quattro aree. Questa divisione è puramente teorica, non riflette nessuna disposizione legale o burocratica. I criteri secondo i quali si vengono a definire queste aree sono innanzitutto di tipo topografico e morfologico in secondo luogo tengono conto delle caratteristiche generali degli insediamenti, come il tipo di insediamenti, la distanza dalla Green Line e composizione della popolazione. La prima area identificata è quella della Valle del Giordano, la seconda è costituita dalle zone montuose centrali, la terza è quella intorno a Gerusalemme e la quarta le Colline Occidentali, ossia i declivi che scendono verso il Mediterraneo (e quindi direttamente confinanti con Israele) .

Le infrastrutture stradaliEdit

Nei paragrafi successivi si analizzeranno i diversi regimi stradali, basandosi sulla cartina allegata . L'analisi di questo documento sarà principalmente incentrata sullo studio del rapporto fra il tipo di regime di una determinata via di comunicazione e il contesto geografico nel quale è inserita.

Le aree individuate nella premessa sono delineate, in linea di massima, dalle “main road” che attraversano, da nord a sud, la West Bank. È il caso della famosa “Road n° 60”, che attraversa tutto il territorio da nord a sud: essa costituisce la “spina dorsale” della zona montuosa, in quanto è l'arteria principale dalla quale si diramano le altre strade principali che servono il resto del territorio.

Per quanto riguarda la valle del Giordano, la strada principale è la n° 90, che si dirama successivamente nella n° 505, 508 e 578.

Nelle Colline Occidentali, invece, la situazione è diversa. Essendo confinante con Israele, quest’area funge da “zona di transizione” fra lo stato di Israele e i territori occupati: infatti le vie di comunicazione in questa regione sono orientate tutte nella direzione “est-ovest”. È il caso delle strade n° 35, 367, 443, 465, 5, 557 e 585. L'area di Gerusalemme rappresenta il “compromesso” geografico. Al suo interno, infatti, si trovano rappresentate sia strade di collegamento nord-sud (sempre la n° 60) che est-ovest (collegamento Gerusalemme-Gerico: n° 1).

Osservando la mappa, si nota come tutte queste arterie stradali (che evidentemente sono le maggiori vie di comunicazione nell'area) siano caratterizzate da un certo regime: nella migliore delle ipotesi (per esempio in quasi tutta la n° 60 e in generale nella zona montuosa) è imposta la limitazione del traffico palestinese (ossia check points lungo tutta la strada).

Il secondo regime, quello del divieto parziale di circolazione per i mezzi palestinesi, è applicato soprattutto nella Valle del Giordano (dove prevale l'agricoltura, con evidenti problemi di mobilità per i palestinesi) ma anche in alcune zone sud-occidentali e nord-occidentali della Cisgiordania.

Il terzo regime, quello del divieto assoluto di circolazione per mezzi palestinesi, è adottato soprattutto nelle zone di confine con lo stato Israeliano o con insediamenti israeliani particolarmente grossi o a rischio di attentati.

Le conseguenze di questa situazione sono chiare e drammatiche: il territorio risulta frammentato in miriadi di enclavi, isolate le une dalle altre da questi tre regimi di restrizione della mobilità. Un cittadino palestinese che si vuole spostare da un’area all’altra, magari adiacente, si trova molto spesso nella condizione di dover percorrere decine e decine di chilometri in più per aggirare gli ostacoli rappresentati dai posti di blocco o dai divieti di circolazione.

Dal punto di vista geopolitico, questa non-mobilità tradisce la reale politica di Israele per quanto riguarda i territori occupati: l'obiettivo è la paralisi completa della nazione palestinese, attraverso l'istituzione di fatto di piccole enclavi, isolate le une dalle altre dal muro di separazione, dalle catene di insediamenti o dai regimi di mobilità precedentemente descritti. Questo fa sì che la nazione palestinese non possa mai essere veramente unita, giustificando in questo modo la mancanza di uno stato nazionale palestinese, in quanto inesistente uno dei presupposti fondamentali, cioè la continuità territoriale.

Analisi del territorioEdit

La Striscia orientaleEdit

Quest’area è composta dalla Valle del Giordano e dalle sponde del mar Morto. A nord confina con la Green Line nei pressi di Bet She’an, a est con il fiume Giordano, a sud ancora con la Green Line nei pressi di Ein Gedi e a ovest con la catena montuosa centrale (il confine approssimativo si situa vicino ai 400 metri nell’area di transizione fra il clima arido di questa regione e l’ambiente semi-arido delle montagne). Quest’area è caratterizzata da un clima desertico, con alte temperature, poche precipitazioni (100-300mm l’anno) e terreno fortemente arido. La popolazione indigena è concentrata soprattutto in tre aree: al centro della striscia si trova Gerico con a nord l’area immediatamente adiacente di Auja; ancora più a nord un certo numero di villaggi nelle vicinanze di Jiftlik e, verso il confine settentrionale, i tre villaggi di Bardala, Kardala e Ein El-Beida. Per quanto riguarda l’area a sud di Gerico, quindi le coste del mar Morto e il deserto di Giuda, non sono presenti comunità palestinesi permanenti. Questa è stata la prima area dove sono stati creati i primi insediamenti israeliani, in conformità alle bozze del piano Alon, che raccomandava di scegliere aree scarsamente abitate da palestinesi. Inoltre gran parte delle terre di questa regione erano già state registrate come Terre di Stato sotto l’amministrazione giordana, per cui il processo di confisca è stato semplice e rapido. Quest’area possiede la maggior riserva di terre registrate come Terre di Stato e poste sotto l’amministrazione del Custode di tutta la Cisgiordania, ed è racchiusa in due consigli regionali: Arvot Hayarden e Megillot. Nel primo caso una parte delle terre sono coltivate, nel secondo sono inutilizzate. Entrambi questi consigli regionali differiscono dagli altri consigli della Cisgiordania per il fatto che le loro aree di giurisdizione sono contigue . Israele ha creato su queste terre insediamenti secondo il modello delle comunità cooperative (vedi il capitolo sulle diverse tipologie di insediamenti), oltre ad un certo numero di avamposti Nahal. In generale questi insediamenti basano la loro sussistenza sull’agricoltura, fatta eccezione per l’insediamento urbano di Ma’ale Efrayim. Gran parte di questi insediamenti sono situati a nord di Gerico, lungo le due arterie stradali principali: la strada n. 90 (la cosiddetta “strada della Valle del Giordano”) e la n. 508, che prosegue nella n. 578. A sud della città palestinese, gli insediamenti sono situati in riva al Mar Morto (sempre lungo la strada n. 90). Le aree di giurisdizione della maggior parte degli insediamenti in questa striscia si estendono su ampie zone, da due a sette volte più grandi dell’area di costruzione dell’insediamento. A titolo di esempio i confini di Peza’el, Yafit, Tomer, Galgav e Netiv Hagedud sono contigui, di conseguenza le loro aree unificate creano un blocco di ben 16.000 dunam, dieci volte più grande rispetto all’attuale area di costruzione degli insediamenti. Contrariamente al resto degli insediamenti della Cisgiordania, gran parte di quest’area è destinata ad essere impiegata per fini agricoli, e spesso i campi si estendono ben al di fuori dei confini municipali. Essendo questi insediamenti molto legati all’agricoltura, ed essendo situati in un’area semidesertica, diventa fondamentale il fattore acqua-irrigazione. Infatti, le coltivazioni sottostanno ad un regime di irrigazione intensiva, che provoca però una carenza d’acqua nei villaggi palestinesi. La maggior parte dei bacini acquiferi si trova nella Valle del Giordano (essendo una depressione del suolo posta al di sotto del livello del mare, l’acqua fluisce attraverso le falde acquifere dalle regioni più alte della Cisgiordania verso la Valle del Giordano). Secondo l’accordo ad interim fra Israele e Autorità Palestinese, Israele può attingere 40 milioni di mq d’acqua l’anno (circa il 40% delle risorse idriche rinvenute in un anno), mentre il consumo d’acqua della popolazione ebraica della Valle del Giordano (composta da meno di 5.000 abitanti) è pari al 75% dei consumi della popolazione palestinese in tutta la Cisgiordania (circa 2 milioni di persone). Questo enorme divario illustra fin troppo bene uno dei problemi principali causati dagli insediamenti ebraici in Cisgiordania: la penuria d’acqua per i palestinesi. Per quanto riguarda il Consiglio Regionale di Megillot, le attività principali degli insediamenti sottoposti alla sua giurisdizione sono di tipo turistico o industriale: il mar Morto è, infatti, una grande risorsa sia per l’industria chimica che per il turismo. In tutto, i confini municipali degli insediamenti comprendono 76.000 duman di terra, dei quali solo 15.000 sono aree sviluppate ed abitate da circa 5.400 residenti, mentre la terra al di fuori dei confini municipali, ma compresa ancora nell'area di giurisdizione dei Consigli Regionali, ammonta a circa un milione e duecentomila dunam di terra. Per quanto riguarda Gerico, la città è soggetta all'Autorità Palestinese dal 1994. Nell'enclave vivono circa 20.000 abitanti, distribuiti fra la città di Gerico e l'adiacente area di Auja. La situazione nella quale si trova la città è emblematica di tutta la Cisgiordania. Infatti, Gerico è bloccata nella sua espansione naturale da una serie di insediamenti, campi Nahal o basi dell'IDF che ne impediscono, di fatto, la crescita. Lo sviluppo urbano è ostacolato in particolare a sud dall'insediamento di Bet Ha'arava e dall'avamposto Nahal di 'Ein Hogla, a est della strada n. 90, dall'insediamento di No'omie dall'avamposto Nahal di Zori e da basi militari, a nord dall'insediamento di Niran e a ovest dall'insediamento di Ytav e dall'adiacente base militare, oltre che dai confini dell'area di giurisdizione di Merhav Adummim. Inoltre il campo profughi di Aqbat Jaber, posto sul confine sud-occidentale di Gerico, è “guardato a vista” dall'insediamento di Vered Yeriho. La catena montuosa centrale La Cisgiordania è attraversata da nord a sud da una catena montuosa, che funge da spartiacque fra l'area mediterranea e quella interna, più desertica. Questa zona confina, sia a nord che a sud, con la Green Line, mentre a est e a ovest il confine è difficilmente individuabile. In linea di massima, sia a est come a ovest, l'area della catena centrale inizia dalla quota di 400-500 metri sul livello del mare. Il clima di questa regione è essenzialmente temperato, caratterizzato da abbondanti precipitazioni. Sfortunatamente la morfologia del territorio non permette di sfruttare pienamente le condizioni climatiche favorevoli; infatti, essendo regione montuosa, è priva di coltivazioni agricole importanti. Questa striscia centrale comprende le sei città palestinesi più grandi: Jenin, Nablus, Ramallah, Gerusalemme Est, Betlemme ed Hebron, ciascuna circondata da una miriade di piccoli villaggi e cittadine. Essendo un'area densamente popolata da palestinesi, durante i primi anni dei governi Ma'arach (quindi quando si seguivano le linee guida del Piano Alon) non sono stati costruiti insediamenti in questa zona, privilegiando la striscia orientale e Gerusalemme. È da dopo il 1979, quando i governi guidati dal Likud danno il via alla dichiarazione delle terre come Terre di Stato, che in quest'area vengono costruiti insediamenti, soprattutto dall'Organizzazione Sionista Mondiale, che li affida poi ai movimenti di insediamento come Gush Emunim. Di conseguenza la maggioranza degli insediamenti presenti nella catena montuosa centrale sono basati sul modello della comunità collettiva. Diversamente dalle comunità cooperative e dagli insediamenti urbani, le comunità collettive non hanno una sorgente economica locale (come l'agricoltura, l'industria o i servizi da fornire in loco), per cui generalmente gli abitanti di questi insediamenti lavorano nelle grandi metropoli all'interno di Israele. La catena montuosa centrale si suddivide in quattro Consigli Regionali: quello di Samaria, quello di Mate Binyamin, quello di Gush Etzion e quello del Monte Hebron. Le aree di giurisdizione di questi consigli si estendono ad ovest sulle colline occidentali e nell'area di Gerusalemme. Il resto delle terre di cui Israele ha il controllo è incluso in aree di giurisdizione di consigli locali. Per quel che riguarda la disposizione geografica degli insediamenti, si ripete un po' lo schema già visto parlando della Valle del Giordano: gli insediamenti sono disposti in due fasce lungo due grosse arterie stradali, la strada n. 60 (con la sua diramazione, la n. 57) che collega tutti i grossi centri palestinesi, e la concatenazione delle strade n. 458 e n. 356. La collocazione degli insediamenti vicino a queste arterie, fondamentali per la mobilità palestinese, fa sì che si realizzi uno degli obiettivi dichiarati di Israele, cioè quello di limitare l' ”espansione incontrollata” dei centri abitati palestinesi, impedendo al costruito di giungere nei pressi della strada e prevenendo in questo modo l'unione di centri palestinesi situati sui due lati della via di comunicazione. Nella maggior parte dei casi gli insediamenti israeliani sono molto piccoli e bloccano una minima porzione della strada n. 60. Tuttavia in alcuni punti Israele è riuscito a creare una successione di insediamenti tale da garantire la copertura di un tratto considerevole della strada n. 60. Alcuni esempi possono essere, a nord, gli insediamenti di Shilo, Eli e Ma'ale Levona (circa 4.000 abitanti in totale) i cui confini municipali si estendono per oltre 7.700 dunam intorno alla road. Nell'estremo sud della Cisgiordania, invece, si trova un caso abbastanza esilarante: l'insediamento di Shim'a conta circa 350 abitanti, per una superficie edificata di 265 dunam. I suoi confini municipali, invece, vantano la bellezza di 10.600 dunam di territorio, qualcosa come quaranta volte la sua area edificata, distribuiti tutt’attorno al tratto terminale della strada. Grazie a questo insediamento, il tratto più meridionale della strada n. 60 è praticamente inaccessibile per i palestinesi, così come, molto più a nord, lo è l'area degli insediamenti precedentemente citati. La sorte toccata a Gerico non risparmia le grandi città palestinesi della fascia centrale della Cisgiordania. Le cinture di insediamenti israeliani stringono, bloccandoli, i grandi centri palestinesi, rendendo impossibile qualsiasi sviluppo urbano e rendendo sempre più difficoltosi gli spostamenti da un luogo ad un altro. Hebron, ad esempio, è bloccata ad est dall'insediamento di Kiryat Arba e a sud ovest dall'insediamento di Bet Haggai e dall'avamposto Nahal di Aner. Nel centro di Hebron, inoltre, sono sparsi una serie di insediamenti ebraici, con una popolazione totale di circa quattrocento persone. Ciò ha causato la divisione della città in due aree, l’H1, sotto controllo palestinese, e l’H2, sotto controllo israeliano. Questa enclave nell'enclave ha fortemente condizionato sia il livello di vita che lo sviluppo della città. Per quanto riguarda Ramallah e al-Bira, il loro sviluppo è ostacolato dagli insediamenti di Bet El e Pegasot e dalla base dell'IDF che ospita il quartier generale dell'Amministrazione Civile. Questi insediamenti inoltre rompono la continuità territoriale fra Ramallah e i villaggi di 'Ein Yabrud e Beitin. L'area urbana di Nablus, che include otto villaggi e due campi profughi contigui alla città, per un totale di centosessanta mila abitanti, è circondata da tutti i lati da insediamenti: a sud si trovano quelli di Har Brakha e successivamente di Yizhar, a ovest quelli di Qedumim e Shave Shomeron, mentre a est, adiacenti ai campi profughi di Askar e Balata, ci sono gli insediamenti di Elon Moreh e Itamar. Dopo i trattati di Oslo, gran parte del territorio sul quale corre la strada n. 60 è stato dichiarato Area C. Israele ha quindi avuto la possibilità di controllare, attraverso l'istituzione di checkpoints o blocchi stradali fisici (mucchi di terra, blocchi di cemento o trincee), il traffico palestinese su questa arteria, in generale, ostacolandolo. Questo soprattutto durante i periodi di tensione, come durante la seconda Intifada, quando i coloni erano fortemente a rischio di attentati. In quel periodo l'esercito ha imposto numerosissime limitazioni al traffico palestinese, se non addirittura blocchi, per garantire ai coloni una vita il più normale possibile. L'esempio più estremo è il caso di Hebron: per garantire ai circa 400 ebrei residenti nell'area H2 una vita il più regolare e sicura possibile, l'esercito è spesso ricorso all'imposizione del coprifuoco per periodi prolungati ai circa 30.000 palestinesi residenti nell'area H2. È quindi facile intuire quale effetto abbia generato questo tipo di soluzioni sul morale dei residenti, senza contare tutti i disagi legati alle restrizioni della mobilità. Per quanto riguarda la quantità di terra compresa all'interno dei confini municipali degli insediamenti della catena montuosa centrale, si parla di qualcosa come 62.000 dunam di terra, abitati da circa 34.000 residenti su di un'area sviluppata pari a 17.000 dunam. Per quanto riguarda la terra compresa nelle aree di giurisdizione dei consigli regionali, essa ammonta a 409.000 dunam. È interessante notare la differenza esistente con la Valle del Giordano, dove i dunam sottoposti alle municipalità sono 76.000 a fronte di una popolazione di appena 5.400 abitanti (contro i 34.000 della Catena Montuosa) e di un'area sviluppata di 15.000 dunam. Inoltre le terre di riserva (cioè quelle gestite dal Consiglio Regionale) della Valle ammontano a 1.200.000 dunam, contro i “miseri” 409.000 dunam della Catena Montuosa Centrale. Ciò significa che nella catena montuosa centrale la politica di insediamento predilige un’espansione demografica, a discapito di un’espansione territoriale (data anche dal fatto che gli spazi agibili liberi da costruzioni palestinesi sono relativamente pochi); a differenza della valle del giordano, dove si predilige un’espansione territoriale, a discapito di un’espansione demografica (essendo le condizioni ambientali di quest’area estremamente difficili, per via del clima secco ed arido). Le colline occidentali L'area delle colline occidentali si estende da nord a sud, con ampiezze che vanno dai dieci ai venti chilometri, tra i confini occidentali della catena montuosa (400-500 metri di altitudine) e la Green Line. Questa regione è caratterizzata da dolci declivi che scendono verso il Mediterraneo. Questa è l'area più fertile della Cisgiordania, infatti, qui si è sviluppata in maniera maggiore l'agricoltura palestinese, sotto forma di ulivieti, serre, frutteti e campi coltivati. Le principali città palestinesi di quest'area sono Tulkarem e Qalqiliya, entrambe situate nella parte nord della fascia, oltre ad alcune città più piccole, come Ya'bad, Anabra, Azzun, Biddya e Salfit a nord e Tsurif, Tarquimiya, Dura e Dahariya a sud. La fascia delle colline è spezzata nel suo mezzo dalla propaggine di Gerusalemme, che letteralmente “rompe” la continuità della fascia. Si vengono così a costituire l'area delle colline occidentali settentrionali e l'area delle colline occidentali meridionali. Come per la catena montuosa centrale, anche in questa fascia gli insediamenti israeliani hanno iniziato a comparire negli anni '80, in particolare in risposta al Piano Sharon. Si sono così venuti a creare tre consigli regionali, quello di Samaria, quello di Mate Binyamin e quello di Monte Hebron, oltre a svariati consigli locali e ad una municipalità (Ari'el). Gli insediamenti sono di tipo urbano o rurale; la popolazione che vi risiede appartiene generalmente al ceto medio e lavora nei grandi centri industriali situati sulle coste del mediterraneo. Questo vale soprattutto per le colline occidentali settentrionali, poiché nell'area situata a sud di Gerusalemme non ci sono centri industriali, perciò gli insediamenti sono più rari e isolati. Se nelle due fasce precedenti gli insediamenti erano localizzati soprattutto longitudinalmente lungo le strade principali, nella zona delle colline gli insediamenti sono orientati soprattutto in modo longitudinale. Infatti, in questi territori non sono presenti grosse strade di collegamento nord-sud tali da permettere la nascita di insediamenti con medesimo orientamento longitudinale, ma sono presenti soprattutto collegamenti est-ovest, fra la strada n. 60 e il suolo di Israele, lungo i quali sorgono i principali insediamenti ebraici. Iniziando da nord, si trova la strada n. 596, con gli insediamenti di Hinanit, Tal Menashe, Shaqed e Rehan. L'intenzione è quella di espandere questi insediamenti su un'area di 9.900 dunam, nove volte l'attuale area costruita, di modo da costituire un blocco compatto. Più a sud si trovano, lungo la strada n. 585, gli insediamenti di Hermesh e Mevo Dotan. Quest'ultimo è pianificato per un'espansione su un'area di circa 3.000 dunam. Lungo la strada Tulkarem-Nablus (strada n. 57), si trovano gli insediamenti di Enav e Avne Hefez. Poco più a sud, adiacente alla Green Line, c'è l'insediamento di Sal'it. L'area più interessante è però quella compresa fra la strada n. 55 (Qalqiliya – Nablus) e la Trans-Samaria Highway (strada n. 5), che va da Rosh Ha'ayin alla valle del Giordano, poiché è l'area più vicina ai centri di Tel Aviv-Herzliya, e per questo risulta molto richiesta sul mercato immobiliare. Nei pressi della strada n. 55 si trova un blocco di 13.000 dunam formato dagli insediamenti di Qarne Shomeron, Ma'ale Shomeron, Immanuel, Yaqir e Nofim. Più sotto si è formato un “imbuto” di insediamenti, che ha la strozzatura nell'insediamento di Ari'el e Tapuah, per poi allargarsi con Revava, Netifim, Barqan, Ez Efrayim, Elquana, Sha'are Tiqva, Oranit, Alfe Menashe, Zufin, Ale Zahav e Padu'el, per un totale di 36.000 residenti. Gli insediamenti rimanenti fra la Trans-Samaria Highway e Gerusalemme rispecchiano più o meno le stesse caratteristiche di contiguità e dimensioni. A sud di Gerusalemme la situazione è un po' diversa; infatti, gli insediamenti sono sporadici e molto piccoli, tuttavia riescono comunque, attraverso gli estesi confini municipali, a frammentare il territorio palestinese in miriadi di enclavi. Questi insediamenti sono, lungo la strada n. 35, Telem e Adora. Più a sud ci sono alcuni avamposti Nahal, e l'insediamento di Eshkolot e Tenne. Da notare come i confini municipali di questi due insediamenti coprano un'area di 15.300 dunam, pur non contando più di 800 residenti. Il problema principale di questi insediamenti è la rottura della continuità territoriale fra i villaggi e le città palestinesi. Solo nelle colline occidentali settentrionali sono disseminate più di cinquanta enclavi palestinesi identificate come Area A o B, completamente circondate da area C. Ciò causa un'enorme difficoltà per i palestinesi che, a causa di tutte le limitazioni alla mobilità, non riescono più a raggiungere, per esempio, i loro campi o frutteti. È come se fra la propria casa e il campo, o comunque il luogo di lavoro, ci fosse una frontiera. Infatti, di fatto, l’area C è territorio israeliano, mentre le aree A e B sono palestinesi. Quindi un qualunque palestinese che voglia uscire dal suo villaggio per recarsi in campagna o solo in un altro villaggio, deve attraversare il territorio di un altro stato. È comprensibile come ciò sia causa di enormi disagi per la popolazione araba. Anche nelle colline a sud di Gerusalemme, seppur gli insediamenti siano davvero pochi, si assiste in ogni caso ad una frammentazione del territorio. Hebron, per esempio, potrebbe avere continuità territoriale con almeno due centri palestinesi (Tarqumiya e Idhna) ma gli insediamenti di Telem e di Adora lo impediscono. I confini municipali degli insediamenti nella striscia delle colline occidentali includono un totale di circa 109.800 dunam, abitati da 85.000 coloni. Meno del 30% di questa terra (30.900 dunam) è sviluppato. Di conseguenza, l'area potenziale di espansione per questi insediamenti è di circa 80.000 dunam, con un indice di crescita del 260%. Inoltre, l'area di giurisdizione dei tre consigli regionali comprende in totale 264.000 dunam, i quali costituiscono riserve di terra per il futuro.

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